Datacenter in cerca di semplicità

Nei loro datacenter le organizzazioni più mature devono spesso mantenere in attività svariate piattaforme, con hardware e software assemblati e amalgamati in maniere diverse da una miriade di fornitori e comunque da manutenere. Inoltre si chiede ai sistemi di gestione di monitorare e controllare il caos sottostante. Ecco perché la complessità è stato a lungo associata con i data center ICT.
Tutta questo complessità dev’essere gestita: la posta in gioco è alta.
La storia dell’ICT mostra la costante tensione tra l’one-stop shop e il best of breed, tra il fornitore unico e la molteplicità di fornitori.

Datacenter: il momento dell’architettura integrata

Beneficiare di infrastrutture già rese omogenee, concentrando su un unico fornitore la maggior parte delle cose di cui il data center ha bisogno, è il concetto che va sotto il nome di infrastruttura integrata.
Al fine di conoscere lo stato di avanzamento degli approcci infrastrutturali integrati e al fine di conoscere le percezioni attuali, a fine 2013 IDG Connect ha condotto un sondaggio su 129 responsabili IT provenienti da Francia (43), Germania (43) e Regno Unito (43) riguardo i loro datacenter.
Per sempificare e risparmiare senza ridurre la qualità sono risultate evidenti due specifiche opzioni, l’outsourcing e l’integrazione.
Quest’ultimo approccio è in decisa crescita. Ben l’84% per cento degli intervistati agirà subito, nei prossimi tre anni e in maniera compatta in Europa: Regno Unito (88%), Francia (84%) e Germania (81%). Inoltre, più di quattro intervistati su cinque prevedono di aumentare questa spesa nei prossimi anni.

I freni all’integrazione

È stato chiesto cosa freni una maggiore adozione di infrastrutture integrate nei datacenter. Al primo posto si poteva immaginare la paura di lock-in da IBM o Microsoft, che c’è ma è citata solo da circa un quarto degli intervistati (26%). Molto maggiore è l’attenzione al data center multi-fornitore (46%),presumibilmente nella convinzione meglio possa beneficiare di soluzioni best of breed.
Tuttavia, più di un terzo (36%) vede una barriera nella frammentazione del processo decisionale.
Cloud, BYOD e consumerizzazione dell’IT potrebbero dare vantaggi significativi in termini di libertà di produzione, ma si paga con la frammentazione dell’IT.
Aumentare il numero di funzioni chiamate in causa nelle decisioni IT frammenta la strategia, ed è quello che sta accadendo adesso. Per mantenere la loro responsabilità globale nella scelta dei fornitori, i leader dovranno mostrarsi forti nelle loro decisioni.
E il cloud ha un impatto fortissimo, visto che quasi tutti (84%) si aspetta da servizi di questa categoria un cambiamento radicale o perlomeno significativo in un tempo relativamente breve anche nel data center provisioning e nella gestione del business IT.
Anche se rimangono gli scettici circa i livelli di servizio, le funzionalità offline e le conseguenze del fallimento d’un fornitore, ben più lunghe sono le liste degli aspetti positivi quali flessibilità sulla manodopera, riduzione delle spese generali di amministrazione e rapidità in implementazioni e modifiche.
Certo il supporto alla legacy rimane uno spauracchio per più di un quarto degli intervistati, una paura che si dissiperà nel corso del tempo, via via che i CIO migreranno vecchi carichi di lavoro su nuovi sistemi di complessità e costi minori.

L’integrazione rafforza la strategia

Usare prodotti presenti nel catalogo di un unico fornitore dovrebbe rendere più facile il complesso dell’attività. Perde assolutezza la necessità di garantire la condivisione degli standard o la progettazione in ottica collaborativa.
Gli acquirenti ICT stanno rendendo chiaro il messaggio sulle infrastrutture integrate, insistendo presso i fornitori che ritengono all’altezza di questa trasformazione delle quali le aziende moderne hanno bisogno.
Un corretto progetto IT dovrebbe fornire anche una visione; non fornire solo prodotti, ma anche fornire una visione del futuro e un percorso per raggiungere gli obiettivi. Naturalmente ci saranno sempre nuove proposte provenienti da nuove aziende, ma oggi i giganti della tecnologia hanno imparato l’arte di acquisizioni e fusioni.

CONDIVIDI

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO